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In città vecchia, lo snodarsi delle sue calli e i suoi campi e campielli è frutto di un'architettura spontanea, dove non ci sono piani regolatori, semplicemente dove c'era posto e qualche mattone, si costruiva una casa, che spesso aveva solo "leto e fogo", il letto per dormire ed il focolare. La scala, o ballatoio (balaor) era esterna, mancavano del tutto i servizi igienici. Eppure, in mezzo a tanta miseria, i veci non mancavano mai agli appuntamenti “col piuvan” e non solo quelli più solenni. Le due basiliche paleocristiane dì Grado sono probabilmente le due chiese più vecchie d'Italia, miracolosamente sopravissute nonostante invasioni e guerre.

La più antica è Santa Maria delle Grazie, "la ciesa de le femene" la chiesa delle donne". Colonne e capitelli sono tutti diversi e dì materiale recuperato chissà dove, ma è l'unica ad abside interna. Il Duomo, sì il Duomo, perché Grado è ancora sede vescovile,è stato consacrato il 3 novembre del 579, e intitolato a S. Eufemia di Calcedonio. All'interno, colonne di vari marmi, due sono di granito rosa che veniva da Assuan, capitelli in vari stili, anche l'acquasantiera era un capitello romano del 1° sec. d.C.

Il pulpito è duecentesco, con una cupoletta che ricorda gli arabeschi d'Oriente. La sorpresa, però, è la tricora che si trova in fondo. É intitolata a San Marco, il leggendario fondatore della chiesa di Aquileia. Sarebbe arrivato qui, sbarcando a Grado, nel 49 durante un viaggio di ritorno ad Efeso, e potrebbe essere la prima chiesetta o cappella a lui intitolata almeno 300 anni prima della ben nota basilica veneziana. Tra le due basiliche, si trova il battistero, anche del V-VI sec. a pianta ottagonale, con al centro una vasca battesimale esagonale ricostruita. Il rito all'epoca era per immersione.

Scavi di un'altra basilica, scoperti nel 1902 con le prime canalizzazioni per l'acqua, che a Grado è stata scoperta nell'aprile del 1900 a 217 m. di profondità, sono visibili in piazza B.Marin, quella del Municipio, forse un'altra basilica di culto ariano, esattamente come a Ravenna, anche a Grado potevano essere presenti entrambe le liturgie, ariana ed ortodossa.
Quanto a storia, le mura della città vecchia raccontano di un passato lontano che si intreccia con quello di Aquileia (oggi sito UNESCO) e di Venezia. Della prima fu porto marittimo, rifugio e infine rivale. Della seconda “madre” in senso storico e religioso, avendole trasmesso il prestigioso titolo patriarcale.

Nel V e VI secolo le ricorrenti minacce barbariche trasformarono l’abitato in fortezza. All’interno del castrum trovarono rifugio i vescovi di Aquileia che eressero quelle splendide chiese che ancora oggi caratterizzano il centro storico. Superati i mirabili resti della Basilica della Corte, Campo Patriarca Elia ci regala il lato sud del Duomo (Basilica di S. Eufemia) affiancata dal campanile medioevale sulla cui sommità svetta l’inconfondibile Angelo (Anzolo) segnavento, dono veneziano e simbolo, ormai, di tutta la comunità di Grado. Per oltre otto secoli cattedrale del patriarcato di Aquileia ereditato in seguito da Venezia, la maestosa costruzione custodisce le testimonianze dei suoi quattordici secoli di storia, come l’ambone romano, la pala veneziana in argento e nell’abside l’affresco gotico del Cristo in gloria. L’armoniosa architettura degli interni è scandita dal ritmo dei colonnati e dal mirabile mosaico pavimentale. A destra dell’abside centrale si apre la cappella-mausoleo per il patriarca fondatore della chiesa, Elia. In una vetrina ricavata nella parete è custodito il Tesoro della chiesa, che conserva opere di oreficeria e argenteria dei secoli VI e VII. Uscendo dal lato orientale si passa in un giardino delimitato da un lungo portico in cui sono state sistemate le epigrafi e le sculture che compongono il Lapidario. Su lato settentrionale del Duomo sorge l’austera architettura ottagonale del Battistero, risalente alla seconda metà del VI secolo. Il luminoso interno conserva alcuni tratti del pavimento musivo e vari elementi d’arredo, mentre all’esterno sono collocati grandi sarcofaghi in marmo del II e III secolo.

A completare la triade architettonica in Campo dei Patriarchi è la chiesa di Santa Maria delle Grazie con la singolare struttura ad abside interna. La chiesa è stata oggetto di due fasi costruttive, la prima del V e la seconda nel VI secolo, testimoniate dai bei pavimenti musivi a doppio livello.